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    July 18

    I dolori di Eddard

    Grande Inverno era avvolto nelle nebbie fredde del mattino che ricoprivano le foreste di pini come una ragnatela e lambivano le grigie mura della fortezza esterna, un'isola immensa e possente. Solo la Torre Spezzata  si innalzava gigantesca e nera oltre quella marea gelida, contro il cielo azzurro.
    Il castello era già sveglio. Gage il cuoco aveva già ordinato agli sguatteri di attingere acqua e accendere i fuochi, e  un delizioso aroma di pane  appena sfornato si diffondeva nell'aria.
    'Voglio anche del miele sul mio pane'' disse Rickon con aria imbronciata a Osha, la ragazza bruta che da quando era stata fatta prigioniera da Robb serviva nelle cucine. Ed era proprio in cucina che i ragazzi Stark si trovavano, affamati come cuccioli di lupo, seduti intorno al grande tavolo di quercia. In un angolo, la vecchia Nan sorrise, smettendo di succhiare la sua zuppa.
    ''Non puoi avere tutto quello che vuoi, Rickon'' rispose Sansa. '' Non devi dimenticare mai le buone maniere''. Accanto a Jon Snow, Arya sbuffò, insofferente. ''Non ha detto niente di strano, Sansa. Vorrei del miele anch'io''.
    ''E' cattiva educazione chiedere altro cibo quando si è serviti a tavola'' rispose piccata Sansa, come se spiegasse una lezione a bambini incivili.
    ''Ecco che comincia la giornata'' disse Bran. ''Voi due siete le solite donnicciole litigiose.
    ''Io non sono una donnicciola. E fatti gli affari tuoi!'' urlò Arya.
    ''Sì che lo sei''
    ''No!''
    ''Sì''
    ''Ti sfido a battermi allora!'' disse Arya. ''Vieni qui fuori a rotolarti nel fango, te lo farò vedere allora chi è una donnicciola!!!''
    ''Arya'' intervenne Jon Snow '' non credo che sia una buona idea. Septa Mordane avrà qualcosa da ridire se sporchi di prima mattina i tuoi abiti, E tu Bran, mangia e stà zitto, okey?''
    '' Ascoltate Jon il paparino, ragazzi. Altrimenti vi mette in castigo'' intervenne Theon.
    Jon lanciò un'occhiata in tralice a quest'ultimo. ''Sei il solito spiritoso, Theon. Peccato che nessuno ride, qui''.
    Theon sorrise, ammiccando ad Osha. '' Ti ha morso un lupo o che, stamattina, Jon?'' lo schernì, allungando con noncuranza una mano sul didietro di Osha, che gli stava versando il porridge.
    ''Metti giù le mani, o sarò costretta a affogarti nel piatto, poppante'', lo rimproverò lei. Theon obbedì all'istante.
    ''E il mio miele?'' intevenne di nuovo Rickon. Nessuno gli diede retta, impegnati a inzuppare il pane nei piatti fumanti.
    ''Andiamo a caccia, Robb? Mi ci porti?'' chiese infine Bran. ''Voglio stare un pò con te e Vento Grigio, e anche il mio lupo. Voglio cavalcare. ''
    '' Vengo anch'io con Cagnaccio'' si intrimise Rickon.
    ''Tu sei troppo piccolo, e quel tuo lupo spaventa i cavalli'' disse Robb. Il fratellino fece il muso ma non replicò.
    ''Ma oggi abbiamo altro da fare. Stiamo aspettando il re, sapete? Dovrebbe essere qui per ora di pranzo e noi dobbiamo essere pronti per riceverlo.''
    ''Mamma dice che Re Robert è un ubriacone'' disse Arya '' e non me ne importa niente se viene o no''
    ''Mamma non ha mai detto questo'' la rintuzzò Sansa.
    ''sì''
    ''No, invece''.
    ''Per i Sette dei, non ho mai visto un branco di lupi più litigioso di voi! '' Zio Benjen li stava osservando dalla porta, tutto vestito di nero e con il sorriso sul viso duro, divertito dalla conversazione dei bambini e forse anche dal suo ruolo di zio, così lontano dal duro servizio che svolgeva sulla Barriera. ''Mastro Luwin vi ha certamente istruito sui vostri compiti e anche septa Mordane. ''
    ''L'hanno fatto, zio sono loro che sono sempre distratti'' Sansa lanciò uno sguardo accusatore verso Arya. ''Specialmente lei''.
    ''Non è vero'' gridò Arya, arrossendo . ''Io... so benissimo che cosa devo fare. Cioè inchinarmi, dire benvenuto al principe Joffrey e quegli altri due, e fare tanti sorrisini e mossettine e poi non sporcarmi i vestiti!'' Benjen ridacchiò. ''Certo che lo so!''
    '' Quello che non sai è come ci riuscirai!'' la punzecchiò Sansa.
    Arya si alzò di scatto da tavola, gettando indietro la sedia. '' Tu invece non vedi l'ora di fare la smorfiosa, vero?''
    Jon Snow guardava Arya con affetto, sentendosi vicina a quella piccola ribelle, così diversa dagli altri Stark. Anche lui era diverso, qualche volta riusciva anche a dimenticarlo, ma quel giorno no, non con re Robert  a Grande Inverno. Jon Snow si chiedeva quale sarebbe stato il suo posto, al banchetto di quella sera. Si chiedeva qual era il suo posto, in quella famiglia.
    Theon  aveva finito il suo piatto e si alzò, seguito da Robb. Uscirono insieme dalla cucina dirigendosi alla stalla, sicuramente per fare una cavalcata.
    ''Perchè loro possono cavalcare e io devo cucire, la mattina? Non è ...giusto!'' si lamentò Arya.
    ''Perchè loro sono maschi, stupida!'' le spiegò Rickon. ''Theon dice che le femmine sono fatte per ....fare i cuscini. '' Rickon non ricordava bene ciò che Theo gli aveva detto, ma era sicuro che i cuscini c'entrassero, anche se non  ne capiva il senso.
    Osha si fece scappare un grugnito disgustato e Jon arrossi fino alla radice dei capelli. Zio Benjen gli mise una mano sulla spalla.'' Vieni Jon, facciamo due passi''.
    Uscirono dalla cucina, seguiti da Bran, che sgattaiolò via in cerca del suo lupo senza nome. Anche sansa si avviò verso lo scalone per andare alla lezione di cucito di Septa Mordane. ''Dovresti venire anche tu, Arya. Altrimenti la mamma lo saprà e ti punirà. '' La sorella la guardò, ancora incerta su cosa dovesse fare. Aveva voglia di correre per i boschi in groppa alla sua meta lupa, Nymeria, e di giocare con lei a cavalieri e briganti. ''Ci vengo, ma tu non fare la smorfiosa.''rispose infine, e la seguì.

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